All’epoca conoscevo un’amica che aveva mollato gli studi dopo che un professore l’aveva palpeggiata, il mio vicino di casa aveva perso il figlio a causa di una brutta malattia e mio cugino aveva deciso di entrare nell’esercito
1 anno fa i problemi più grandi che conoscevo, erano questi.
Allora ero all’ultimo anno di Università. I giorni volavano senza riuscire a fermarli e a coglierne il significato. Le giornate erano ripetitive, stavo bene solo con me stesso. Facevo delle lunghe passeggiate, e cercavo di evitare quelli che per i 4 anni precedenti erano stati i miei “compagni” di Università. Mi sentivo in uno stato di transizione. Come in viaggio, ma senza sapere la meta.
In uno di questi soliti giorni i miei compagni mi dissero che avrebbero fatto una cena tutti insieme prima di tornarsene a casa per le vacanza di natale. Annoiato dai miei coinquilini e dalle 4 mura puzzolenti in cui vivevo decisi di partecipare e mi presentai alla cena.
Arrivai in ritardo, convinto più che mai ad ogni passo che facevo che avrei fatto bene a tornare a casa. Non ci riuscì. In pochi mi salutarono, erano impegnati a complicati intrecci sociali in cui non trovavo nulla di interessante. Mi sedetti in fianco a quei pochi sfigati che come me erano li più per formalità che per altro.
Tra di loro spiccava un ragazzo abbastanza giovane, forse una matricola. Non l’avevo mai visto prima, stava parlando con una ragazza quando d’un tratto si girò verso di me e mi guardò. Il suo sguardo così intenso e seducente mi fecero perdere nei miei pensieri e senza accorgermene ci stavo già parlando.
Parlammo tutta la sera e scoprì non solo che non era più giovane di me, ma che era anche più avanti con gli studi rispetto a tutti i miei compagni. Iniziai a pensare che mi stesse raccontando frottole ma le sue affermazioni trovavano sempre conferma in voci e sguardi che gli ardi gli concedevano.
Finita la cena gli proposi di andare a bere qualcosa ad un pub più appartato, lontano dai discorsi della plebaglia universitaria. In risposta mi propose di andare da lui. Accettai.
L’odore della sua casa sapeva di profondo come l’odore della terra. Le pareti erano colorate di un elegante verde e decorate con splendidi quadri rinascimentali enormi. L’arredo era antico e in mezzo alla sala troneggiava uno stupendo pianoforte a coda pulito e lucido come una gemma preziosa.
Bevemmo ottimo vino tutta la sera parlando di molte cose. Avrei voluto che quella serata non finisse mai. Avevo trovato una persona con i miei stessi interessi ma sopratutto con un modo di pensare simile al mio. Dopo un lungo periodo passato solo e senza amici, finalmente mi sentii capito e al sicuro.
Proprio mentre ero intento a raccontargli dei i miei pensieri più intimi sulla mia seppur breve e tiepida vita si alzò dal divano e prese da una credenza simile ad una cassaforte una bottiglia di vetro nera, l’apri prese due calici puliti e vi versò il vino.
Mi porse il bicchiere, era un bellissimo cristallo a coppa e il colore del vino che risplendeva di rosso intenso lo faceva vivere come fosse di fuoco. Lo portai alla bocca e senza aspettare lo bevvi. Non ebbi il tempo di assaporarlo. Come un onda di lava che scava e brucia la terra mi pervase il ventre e mi riempì di fiamme. Iniziai e tossire, finii a terra ansimando. Cosa avevo bevuto? Alzai la testa verso di lui, seduto su un’enorme poltrona mi fissava come in attesa di qualcosa. Poi in un lampo trangugiò quel liquido maledetto.