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La serata con Jason era appena finita, e andando verso la stazione, ricevetti una chiamata da casa, tranquillizzai che sarei tornato di li a poco e senza specificare, terminai la chiamata in modo brusco e infastidito. La stazione aveva ormai chiuso da poco, erano circa le 4 di notte. “Che stupido, avrei dovuto immaginarlo”. Optai per una lunga camminata. Dopo pochi minuti i miei piedi si fecero sempre più pesanti, fino a non riuscire più a proseguire. Respirare mi risultava difficile come se non avessi la forza per espandere i muscoli e dilatare i polmoni. Nel giro di qualche istante il mio corpo era completamente immobile. In trans vedevo e pensavo ma non riuscivo a muovermi. Come se una forza interiore mi avesse comandato, caddi accartocciandomi  su me stesso.

Si fece buio.

Sentivo delle persone vicino a me che mi chiamavano ma come voi ora sentite queste parole, così io sentivo loro. Mi soccorsero e mi portarono via.

Ricoverato nel reparto di rianimazione. I medici e la mia famiglia aspettarono che il mio corpo desse segni di vita. Ma così non fù.

Circa una settimana dopo ebbi un peggioramento, il mio cuore iniziò a palpitare e sudai parecchio. Persi quasi 2 kg in una notte. I medici non si riuscirono a spiegare questi comportamenti. Decisero di aumentare le dosi dei farmaci.

Fu ancora peggio.

Credo che i condannati all’iniezione mortale si sentano così: impotenti e immobili mentre il veleno li divora. Urlavo giorno e notte ma nessuno mi sentiva.

Dopo circa 2 mesi i miei decisero di interrompere le cure e dopo discussioni e travagli burocratici firmarono una carta che avrebbe autorizzato i medici a lasciarmi morire.

E così accadde. Morii.

Questo che vi ho raccontato è l’ultimo periodo da umano che ho vissuto, il resto è come sono ora.

All’epoca conoscevo un’amica che aveva mollato gli studi dopo che un professore l’aveva palpeggiata, il mio vicino di casa aveva perso il figlio a causa di una brutta malattia e mio cugino aveva deciso di entrare nell’esercito

1 anno fa i problemi più grandi che conoscevo, erano questi.

Allora ero all’ultimo anno di Università. I giorni volavano senza riuscire a fermarli e a coglierne il significato. Le giornate erano ripetitive, stavo bene solo con me stesso. Facevo delle lunghe passeggiate, e cercavo di evitare quelli che per i 4 anni precedenti erano stati i miei “compagni” di Università. Mi sentivo in uno stato di transizione. Come in viaggio, ma senza sapere la meta.

In uno di questi soliti giorni i miei compagni mi dissero che avrebbero fatto una cena tutti insieme prima di tornarsene a casa per le vacanza di natale. Annoiato dai miei coinquilini e dalle 4 mura puzzolenti in cui vivevo decisi di partecipare e mi presentai alla cena.

Arrivai in ritardo,  convinto più che mai ad ogni passo che facevo che avrei fatto bene a tornare a casa. Non ci riuscì. In pochi mi salutarono, erano impegnati a complicati intrecci sociali in cui  non trovavo nulla di interessante. Mi sedetti in fianco a quei pochi sfigati che come me erano li più per formalità che per altro.

Tra di loro spiccava un ragazzo abbastanza giovane, forse una matricola. Non l’avevo mai visto prima,  stava parlando con una ragazza quando d’un tratto si girò verso di me e mi guardò. Il suo sguardo così intenso e seducente mi fecero perdere nei miei pensieri e senza accorgermene ci stavo già parlando.

Parlammo tutta la sera e scoprì non solo che non era più giovane di me, ma che era anche più avanti con gli studi rispetto a tutti i miei compagni. Iniziai a pensare che mi stesse raccontando frottole ma le sue affermazioni trovavano sempre conferma in voci e sguardi che gli ardi gli concedevano.

Finita la cena gli proposi di andare a bere qualcosa ad un pub più appartato, lontano dai discorsi della plebaglia universitaria. In risposta mi propose di andare da lui. Accettai.

L’odore della sua casa sapeva di profondo come l’odore della terra. Le pareti erano colorate di un elegante verde e decorate con splendidi quadri rinascimentali enormi. L’arredo era antico e in mezzo alla sala troneggiava uno stupendo pianoforte a coda pulito e lucido come una gemma preziosa.

Bevemmo ottimo vino tutta la sera parlando di molte cose. Avrei voluto che quella serata non finisse mai. Avevo trovato una persona con i miei stessi interessi ma sopratutto con un modo di pensare simile al mio. Dopo un lungo periodo passato solo e senza amici, finalmente mi sentii capito e al sicuro.

Proprio mentre ero intento a raccontargli dei i miei pensieri più intimi sulla mia seppur breve e tiepida vita si alzò dal divano e prese da una credenza simile ad una cassaforte una bottiglia di vetro nera, l’apri prese due calici puliti e vi versò il vino.

Mi porse il bicchiere, era un bellissimo cristallo a coppa e il colore del vino che risplendeva di rosso intenso lo faceva vivere come fosse di fuoco. Lo portai alla bocca e senza aspettare lo bevvi. Non ebbi il tempo di assaporarlo. Come un onda di lava che scava e brucia la terra mi pervase il ventre e mi riempì di fiamme. Iniziai e tossire, finii a terra ansimando. Cosa avevo bevuto? Alzai la testa verso di lui, seduto su un’enorme poltrona mi fissava come in attesa di qualcosa. Poi in un lampo trangugiò quel liquido maledetto.

La natura è il nostro ambiente più familiare. Da millenni l’uomo brancola alla ricerca di qualcosa in mezzo alla natura. Da quasi 5 secoli l’uomo ha preferito barricarsi nelle sue residenze e non uscire più. Ci sono istinti che però non è facile placare. L’istinto di svegliarsi con il sole, di cercare il cibo, di pescare, di raccogliere le erbe nel bosco, di cacciare , di farsi un rifugio e di viaggiare, sono tutte attività che l’uomo anche se non recentemente, ha comunque sempre svolto. A volte questi istinti ci ritornano alla mente e allora ci svegliamo, ci laviamo, ci prepariamo e usciamo per vivere come si faceva una volta. Questo modo di vivere è chiamato Survivor.

Per sopravvivere in un ambiente non è facile, è difficilissimo. In oltre ci sono molti luoghi in cui ci si può spingere e di conseguenza cambiano le modalità di sopravvivenza. Per non entrare troppo nel tecnico, altrimenti non ne usciamo più vi farò un elenco dei principali oggetti indispensabili per la vita di sopravvivenza.

COLTELLO  -  In questo caso ho deciso di consigliarvi due tipi di coltelli, uno maneggevole e di piccole dimensioni che vi sarà indispensabile per lavori di precisioni ma di efficacia e uno più grande, con una competenza di livello superiore e sopratutto con il compito di soddisfarvi in qualsiasi compito.

  • Fallkniven F1  Comodo e ben fatto. Lo avrete e non lo cambierete.
  • Esee Izula 2 Questa bestia farà di tutto.
  • FOX Hill Knives AMK Afghanistan (edizione limitata) Ottima manifattura e grande stile per un coltello che farà di voi dei grandi uomini.
  • Extrema Ratio MK2.1 La foggia di un grande classico, la tecnica di una grande azienda. Molto utili i fori che si prestano bene ad utilizzarlo come lancia.
  • Fallkniven A1  Sebbene l’abbia già menzionato parecchie volte mi sento ancora di consigliarvelo perchè resta un gran coltello, l’unica cosa è che mancano dei fori vicino alla guardia per poterlo fissare su un bastone ed utilizzarlo come lancia.

MULTITOOLS  -  Oggetti che incorporano parecchie altre funzioni… Una sorta di cassetta degli attrezzi. Indispensabili se dovete riparare qualcosa!

  • Victorinox SwissTool Con questo ho aperto un lucchetto, non sabotandolo abilmente, ma tagliando la catena…
  • Letherman ce ne sono talmenti tanti che mi sono perso.
  • Esee AH-1 Arrowhead Questa è una semplice freccia ma la potrete usare in mille maniere, come lancia, freccia, punzone, come trappola o come chiodo da impiantare dove volete. Si presta bene inserito nel vostro kit di sopravvivenza.

FUOCO  -  Il fuoco scalda, illumina, e asciuga, serve sempre…

  • Light my fire – Army 2.0  Un acciarino quasi più utile di un accendino, funzionerà sempre! L’importante è avere qualcosa da accender
  • Pro Force Fiammiferi antivento survival  -  Quando manca l’esca ( su un ghiacciaio) questi saranno indispensabili, si accendono anche se piove o nevica.

KIT  DI SOPRAVVIVENZA  -  Una cosa del genere quando si è coscienti che ci si inoltra nella natura selvaggia senza possibilità di raggiungere facilmente una zona abitata, è sempre buona cosa avercela. Compratela o fatela da voi. In ogni caso abbiatela. Qui un pdf (non fatto da me) che spiega bene come farselo da soli.

KIT  DI PRONTO SOCCORSO  -  Una stupida ferita come una vescica vi può impedire di camminare se dovete allontanarvi da un pendio in caso di temporale.

  • Lifesistems Light & Dry Pro First Aid Kit  Ce ne sono di molti tipi, questa marca inglese è specializzata nell’organizzare al meglio i kit di sopravvivenza e altri accessori per lo sport in piena sicurezza. Questo kit in particolare è stato studiato per facilitare la riuscita del soccorso. Ogni cosa si trova subito!

Sarà che ormai vivo talmente tanto nella mia testa che riesco solo a provare emozioni immaginate, che è già la seconda volta che sogno della mia donna. Credo che sia uno dei sogni che l’uomo inteso come “sesso” faccia sin dall’inizio dei tempi. Non ho sognato tutto di lei, solo una scena, solo un istante infinito solo una fotografia. Ho sognato le sue spalle nude, ho sognato i suoi capelli, ho sognato il suo viso e ho sognato il suo odore. Profumava di blu.

Quando mi sono destato dal sogno non lo ricordavo, non ce l’avevo in mente, non ci pensavo. Poi come quando si è innamorati mi è mancata quella donna e ho provato nostalgia. Nostalgia della sua pelle del suo viso e del suo sorriso. E allora l’ho ricordata.

Mi sono innamorato di un sogno.

Una bella serata, Sabato sera io e miei abituali compagni di gioco eravamo tutti presi ad ammazzarci ad Halo per l’ennesima volta. E io con le mie solite uscite da vocefuoridalcoro ho detto: “Oh ma ragazzi e se invece di spararsi ci trovassimo li in mezzo alla valle e facessimo una passeggiata?” Tra i si e no e i : Che cazzo dici imbecille” io mi sono avviato per fare la mia passeggiata civile, armato fino ai denti ma con buoni propositi. Quando un Ildaer mi sbuca da dietro e mi accoppa. Li mi sono rattristito. Cioè ho capito la natura umana. L’uomo se potesse ucciderebbe, per gioco, per noia, per divertimento… lo farebbe tranquillamente. Se non fosse che poi lo incarcererebbero e finerbbe la sua vita in galera. Ma mettiamo il caso che si possa rinascere. L’uomo sarebbe sempre dietro ad accopparsi. I ragazzini non direbbero più bestemmie ma ucciderebbero le nonne. Se ci pensate è come i Looney Tones. Dove i pupazzi si fanno di tutto ma non muoiono mai.

Questo è il sogno dell’uomo. Fare tutto e di più ma non cambiare mai niente. Tornare sempre indietro.

Di uomini ce ne sono di vari tipi. Uno fra questi è il genere di uomini a cui le donne belle non piacciono. Le donne belle le si vede dappertutto, nei quadri, nelle statue, nei musei, nelle foto, nelle pubblicità, in televisione. Le donne brutte invece le vedi e non le vedi. L’uomo è ossessionato da questa categoria. L’uomo fin da piccolo, è costretto a capire sa la donne che gli piace è bella o brutta. Così preso dalla passione di seguire e copiare gli altri, l’uomo va in cerca di belle donne. Poi però ne vede alcune che non sono belle. Sono bellissime, ma solo ai suoi occhi. L’uomo non sa che dire, che fare.

Se per esempio paragonassimo le donne a degli oggetti, a delle sculture, a delle opere d’arte, potremmo parlare di bello o brutto? No ovviamente le donne, gli uomini, i bambini, sono esseri viventi e quindi unici e inimitabili. Ma a volte, raramente l’uomo si permette di fare delle opere che rappresentano sotto una certa chiave questi esseri. Lì nasce l’opera d’arte.

In arte, nel disegno, nel design, nella natura non si può parlare di bello e brutto. Non si può arrivare a categorizzare le cose sotto due aspetti contrari gli uni agli altri. L’uomo è ossessionato dall’ordine. Non si può pulire così tanto da tirar fuori sempre e solo il bello e il brutto. L’ordine non è la risposta. L’ordine non è una via. L’uomo deve imparare ad accettare e comprendere.

Accettare i belli e i brutti, le opere incapibili e quelle classiche, i film seri e quelli stupidi, l’eros e il porno, i talk-show e documentari, la ricchezza e la povertà. La vita e la morte.

Il bello è bello perchè qualcos’altro è brutto. Ma queste due categorie non sono opposte. Ripongono le medesime caratteristiche significative. Ma non vuol dire che una donna bella non sia brutta. E così il contrario…

Stavo giusto studiando quando mi vedo prendere una matita, la impugno bene tra l’indice e il pollice con sotto il medio ( non si sa mai che mi possa sfuggire) e tiro una lunga linea retta, un vero taglio, sotto la riga che più mi ha colpito. E poi ho detto: perchè ho sottolineato? Chi mi ha detto che si faceva così?
Un bel problema.
Sottolineare sul computer non è così semplice è brutto e non è per niente autentico. E’ come mettersi in bocca una bistecca di plastica e provare a mangiarla. Sottolineare lo si può fare da noi con una matita o una penna o un evidenziatore.
Ma perchè? Incidere una superficie per farci rendere conto che noi siamo passsati che ci siamo arrivati, che l’abbiamo capito, che siamo d’accordo che è meglio rileggerla che è la cosa più giusta che abbiamo mai letto.
Sottolineare, tirato un pò per le lunghe è l’affermazione di voi stessi. Dà una prova al proprio ego che avete fatto qualcosa. Quindi siete vivi e vegeti e siete nella fase attiva- viva della vostra vita.
Sottolineare è più un promemoria che altro ma in realtà è un rimarcamento, un simbolo della vostra presa di posizione. Un tratto, non è graffite strisciata, è l’affermazione che voi ci siete. Come quando sentite un uomo alla vostra riunione condominiale che ce là con la vostra stessa vicina e voi dite: “Giusto!”
Se un libro non fosse sottolineato qualcuno penserebbe che non l’abbiate letto. Come quando in una città non si vede neanche una cartina per terra. Qualcuno potrebbe pensare che non ci abiti nessuno.

Oggi, Domenica 15 Maggio 2011 è successo un fatto che nel tempo in cui viviamo è inconcepibile. Il treno 20575 di Tenitalia delle ore 17.04 partito da Verona e diretto a Venezia si è fermato nella stazione di Caldiero per un guasto al motore.

Dico che è inconcepibile nel 2011 perchè viviamo nell’era della tecnologia che permette tempi di azione ormai sempre più brevi. Ma purtroppo è concepibile perchè viviamo in un paese in cui a quanto pare sono gli uomini che hanno perso la capacità di interagire tra di loro. Il treno sul quale stavo viaggiando dopo essersi fermato a Caldiero alle 17.20  per la fermata prevista non è più ripartito. Dopo circa 15 minuti di attesa è giunta la comunicazione del capotreno che annunciava il guasto al motore e che era impossibile proseguire. Alcuni sono scesi per aspettare il treno che sarebbe dovuto venirci a riprendere, altri come me sono rimasti sul treno.

La cosa che mi tiene qui a scrivere, di notte e a farvi comprendere bene è che noi siamo rimasti fino alle 20 aspettando invani in una stazione fatiscente senza bagni, servizi, informazioni, numeri utili, neanche una bar, niente. Quando come in questo caso si interrompe una linea di così grossa importanza si causano diasgi che a loro volta causano altri disagi. Un disagio esponenziale. Un uomo non sarebbe più riuscito a ritrirare la macchina che aveva nel parcheggio che quale chiudeva alle 8.30 e quindi non sarebbe riuscito a tornare a casa. Un altro uomo non sarebbe riuscito a tornare a casa in tempo per rivedere la figlia che partiva. Una coppia non avrebbe preso la coincidenza per andare a Udine. E decine e decine di turisti si sarebbero fatti un idea dell’Italia davvero pessima. Ora immaginiamo che ogni persona che ha subito un disagio come questo ne parli ad altre persone. Ne risulta una catena infamante per il nostro paese. E forse ce la meritiamo tutta.

Non voglio addentrarmi nei particolari perchè non sono un giornalista , ma quello che è successo oggi non deve più accadere. Io sono riuscito a raggiungere la mia meta grazie al padre di una ragazza che gentilmente ci ha portato in macchina facendo molta strada, e quindi risolvendo un problema causato dall’inefficenza e la disorganizzazione di Trenitalia.

Sono stato molto fortunato. Ma non oso immaginare cosa sia sucesso alle altre decine e decine di persone che infreddolite e ormai senza speranza si sono visti passare davanti ai loro occhi una teriibile sera. Posso solo dire che la frase: “Non prenderò mai più un treno” l’ho sentita più volte.

Non chiedo altro. Questi coltelli sono fatti per gente che quando chiede il meglio, lo ottiene. Perfetti, studiati e collaudati da esperti e teams di sopravvivenza. Tre oggetti che richiamano diverse caratteristiche ma che in ognuno riconosciamo l’anima dell’acciaio e del survival in un perfetto stile essenziale.

FOX Pro Hunter. Questo coltello ha l’aspetto grottesco ed atrocemente efficace. Composto da una lama in ottimo acciaio N690Co al cobalto, con durezza di 58/60 HRC fosfatata. Costruzione full tang, lama robustissima e conformazione drop, affilata a rasoio. Un modello che riassume molti coltelli che vogliono essere utili, pratici ma con aspetto più cattivo. L’impugnatura è in micarta, ergonomica e in fondo ha una robusta sporgenza per fare forza e ribattere.

ESEE Knives Izula 2 Black. Una vera forza della natura. Questo coltello della ESEE Knives è il modello IZULA, made in USA. Di ottima fattura costruito full tang prende il nome da una tenace formica venezuelana. Una vera lama, così com’è. Utile perchè piccola e facilmente trasportabile. Modificabile a proprio piacimento e da portare sempre con sè, al collo con uno spago, alla cintura pronta per essere usata, nascosta sotto la giacca per difesa personale, inserita nel vostro kit di sopravvivenza.  Realizzata in acciaio  1095 al carbonio è completamente rivestita a polveri epossidiche. Questa versione, la 2 è la versione nuova, con una lama leggermente più robusta e con il manico poco più lungo del precedente. Ve lo assicuro, piccola ma efficace. Non vi mollerà mai.

Falkniven A1. Con questo coltello andate nella giungla nudi e tornate vestiti di sangue e gloria. Un coltello che per me è il meglio del meglio. Niente fronzoli, robusto lavora di precisione e di forza. Usato per utilizzi militari, survival e outdoor.  Prodotto con acciaio VG10 temprato a ben 59 HRC. L’impugnatura è in Kraton, polimero dalle alte performance ed antiscivolo, brevettato dalla Mitsubishi. Un oggetto che non lascia insoddisfatti. Qualità estrema, made in Sweden.

A voi tutti, che siete il virus e la malattia della terra. A voi, stupidi umani che frequentate la vostra specie come se fosse una gara a chi conosce più stupidi. A voi, stupidi umani che non fate altro che crearvi delle ragnatele di relazioni che alla fine finiscono per intrappolarvi in una vita che non vi assomiglia. A voi, stupidi umani che pensate di essere unici e invece non siete altro che comuni. A voi, stupidi umani  che ogni cosa che fate la fate pensando a voi stessi. A voi, stupidi umani che ingannano se stessi e gli altri per cadere in un vortice di solitudine. A voi, stupidi umani che non sapete educare perchè ignoranti. A voi, stupidi uomini che vi dividete in gruppi sperando di essere diversi gli uni dagli altri e invece, siete solo stupidi umani.

 

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